Voci sul terremoto

  • Ricostruiamo l'Aquilone
    i laboratori partecipati
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Alcune testimonianze del circondario e dei genitori della scuola L’Aquilone

La Biblioteca Gianni Rodari ha sede nello stesso complesso che ospita la Scuola Media De Pisis ed è quindi legata alla sua struttura anche per l’agibilità. Dopo le scosse non riscontra danni ma interrompe il servizio per sopralluogo di verifica di sicurezza e agibilità dell’edificio.
“Nei giorni successivi alla prima scossa ci siamo attivati per cercare libri che parlassero di terremoto e del passato sismico di Ferrara da esporre  per attività didattiche. La seconda scossa non è stata subito percepita ma abbiamo avuto conferma di quello che stava succedendo quando abbiamo visto uscire il fiume di ragazzi dalla scuola De Pisis: ordinati, tutti in fila velocissimi come nelle  esercitazioni compiute durante l’anno scolastico. Sono stati molto bravi. La seconda scossa mi ha creato maggior disagio e inquietudine, sensazioni amplificate dall’improvvisa chiusura anticipata dell’anno scolastico che ha annullato tutti i laboratori in essere con la biblioteca.”

Claudia Pirani
Biblioteca Rodari

 

Un gruppo di abitanti dei grandi condomini che si affacciano sul Parco dell’Amicizia decide di passare i giorni dopo le scosse nel parco e si organizza per trasformare un disagio in una opportunità per stare insieme.
Il Parco nei giorni del terremoto è stato il nostro punto di riferimento, il luogo dove trovare solidarietà, conforto e anche protezione. Dopo la scossa del 29 maggio  abbiamo allestito alcune tende  per le persone che avevano paura di rientrare a casa. Abbiamo deciso di utilizzare il Parco soprattutto per rassicurare i bambini  e cercare di reagire ad un evento negativo trasformandolo in una opportunità per stare insieme, superare insieme un momento difficile. A partire da quei giorni il Parco, già molto frequentato, ha  continuato ad essere un riferimento importante: sentivamo di dover sottolineare il suo significato per il Quartiere. Quasi per caso abbiamo deciso di provare ad organizzare una tavolata per la cena intorno al Parco, sognando di riuscire, col tempo, a coprire per tutti i 551 metri del perimetro. Il primo anno siamo riusciti a coprire 100 metri , quest’anno con più di 300 persone sedute abbiamo già completato il lato più lungo. Ciascuno porta un tavolo, sedie, cose da mangiare: ognuno si occupa dei rifiuti che produce e suggeriamo di produrne il meno possibile utilizzando stoviglie in acciaio e vetro.
L’iniziativa “Un tavolo lungo un Parco” è vissuta come un momento di vitalità, di aggregazione. Lo spazio del Parco assume un valore molto importante: da sempre  rappresenta il luogo dell’incontro nelle diverse ore della giornate ed  è frequentato da persone di tutte le età e per attività molto diverse.”

Patrizio Fergnani
Abitante del Quartiere Krasnodar

 

L’associazione di volontariato Viale K nasce  per rispondere in maniera organizzata e concreta alle varie situazioni di disagio sociale e di difficoltà. Ha cominciato ad accogliere ed aiutare i giovani del quartiere e successivamente  ha esteso la sua attenzione a tutte le persone emarginate, agli immigrati appena arrivati, ai detenuti in misura alternativa al carcere e a tutte quelle persone che versano in situazioni di povertà estrema. Dopo la prima scossa del 2012 i responsabili dell’associazione organizzano in poche ore una tendopoli nell’area della Rivana dove si trova già una loro struttura di servizi e accoglienza.
Allo smarrimento iniziale segue la fase della pianificazione, la gestione di tutte le attività necessita di un coordinamento. Scattano immediatamente le telefonate tra i responsabili. Il passaparola si diffonde  già alle prime ore del mattino di domenica  e la macchina dei soccorsi accende i suoi motori nel primo pomeriggio. La solidarietà nei confronti dei terremotati ferraresi si distende su uno spazio orizzontale. Nell’ampio spiazzo della Rivana, infatti, viene allestita una mini tendopoli per dare riparo a quanti non si fossero sentiti in sicurezza tra le mura della propria abitazione. Circa un’ottantina il numero delle persone sistemate nelle tre tende  giunte da Milano e da Arese, grazie all’apporto di alcuni volontari in contatto i con il gruppo milanese Misericordia e la Protezione civile locale. “Qualcuno ci è stato segnalato dal Comune di Ferrara – racconta Raffaele Rinaldi, coordinatore- altri sono arrivati dopo che si è sparsa la voce. Per lo più cittadini italiani di tutte le età, ma anche qualche straniero. Non abbiamo realizzato un vero e proprio censimento, ma sappiamo della presenza di una famiglia albanese, di una marocchina e di un’altra cinese. Difficile individuare un’età media.  C’erano bambini anziani, ragazze madri e una badante insieme ad un vecchietto. Non era nelle nostre previsioni un simile intervento, ma ci è bastato fare un giro di telefonate per attrezzare la mini tendopoli dove gli accampati, in compagnia, hanno affrontato al meglio il trauma del sisma.
Tre pasti al giorno alla mensa per rifocillare il corpo e una rinnovata aggregazione per farsi forza a vicenda e sentirsi meno soli al calar della notte. A fornite il proprio sostegno anche un team di psicologi delle emergenze, già impiegati durante il terremoto in Abruzzo, nel 2009. La situazione presto si va normalizzando e già nella giornata di martedì si decide di smontare la struttura, la grande paura piano piano si attenua, ma non scompare del tutto. Il lavoro di Viale  K tuttavia è in parte rallentato perché le strutture pubbliche si sono fermate a causa del terremoto. Poi c’è il problema della stabilità degli edifici.
Alla seconda scossa noi abbiamo richiesto la verifica dell’ex convento di Santa Rita dove solitamente ospitiamo nuclei famigliari in difficoltà. Purtroppo è arrivata la dichiarazione di inagibilità. E abbiamo dovuto dirottare le famiglie tra alberghi e ostelli. Un problema in più per coloro che sono alle prese con gli sfratti esecutivi. Sfratti che arrivano a cavallo tra le feste di Natale e Pasqua e anche se il periodo sembra lontano. non si finisce mai di studiare una soluzione”.

Associazione Viale K
da “C’è un tremore. Frammenti di quotidianità al tempo del terremoto” di L. Vignotto e G. Malaspina

“Ritengo fondamentale mantenere vivo il ricordo di questa esperienza, che pur essendo stata traumatizzante rispetto a molti aspetti, si è dimostrata utile per la creazione di un rapporto coeso tra i cittadini e le istituzioni, un rapporto che purtroppo troppo spesso è intriso di diffidenza e mancanza di fiducia.
Ritengo che molti genitori di bambini della scuola materna Aquilone si siano sentiti dapprima risentiti della soluzione di alloggiarli nei container, pur rassicurati dalle parole dei funzionari del comune e della scuola stessa.
Ma con il passare dei mesi si siano tutti resi conto che la macchina della ricostruzione è partita davvero e celermente. Inoltre, anche se non sono mancate piccole polemiche, titubanze e problematiche, i genitori sono stati dapprima interpellati poi ascoltati e coinvolti. Molti genitori si sono sentiti utili in un frangente in cui di solito ci si sente piccoli e privi di potere.
Per quanto riguarda l’esperienza del laboratorio svolto dai ragazzi dell’Aleotti l’ho trovata di grande umanità, io l’ho vista con gli occhi di adulto ma mi sono immaginato quei ragazzi alle prese con i bimbi della materna, a spiegare con i loro mezzi, concetti difficili attraverso il gioco e la partecipazione.
Ho trovato quest’iniziativa ottima sia dal punto di vista formativo, che umano e ho grandemente ammirato il coraggio di quel gruppo di ragazze e  ragazzi.”

Andrea
papà di Davide

“Quando avvenne il terremoto Greta stava frequentando l’ultimo anno di materna presso la scuola Gobetti. Ricordo la scossa del 20 maggio quando di notte ci svegliammo increduli, mentre quella del 29, che fu sentita tantissimo da tutti, io la sentii meno, ero in auto e il primo pensiero ai miei bimbi, entrambi a scuola. Corsi a prenderli, giocavano in giardino, tranquilli.
Qualche giorno dopo, a scuola ci avvisarono che una piccolissima stanza utilizzata come ripostiglio avrebbe ospitato alcune insegnanti e bambini dell’Aquilone. Ricordo ancora il loro sorriso.
L’anno seguente Greta viene accolta al container che ospita la scuola l’Aquilone. Una lacrima mi scappa, ho pensato “la mia bimba in un container!”. Vado alla riunione e rimango sorpresa dall’ambiente accogliente, che quasi non sembra neanche un container. Si respira aria di scuola vivace, piena di contenuti, piena di sorrisi e voglia di fare e in seguito scopro piena d’amore. Chiedevo alla piccola come si trovasse nella scuola nuova, se avesse caldo o freddo, se le piacessero le maestre e ogni risposta era positiva. Lei era serena, questo a me bastava.
Il container l’ho sentito solo io come genitore. I bimbi a queste cose non badano, le pareti possono essere di latta, di erba, di legno o mattone, ma ciò che realmente conta per loro è ben altro.
Urban Center ci ha dato l’opportunità  di poter partecipare all’ideazione di un qualcosa che in un futuro prossimo venturo farà parte dei nostri bambini. L’idea condivisa, la possibilità di dire la nostra, il vedere realizzati i desideri dei nostri bimbi, questo sarà possibile? Io ci credo. Ci voglio credere, abbiamo investito tempo e pensieri. La scuola è in costruzione, il giardino lo vedremo presto e i nostri bimbi ne potranno godere.”

Roberta
mamma di Greta

“Dopo tanto girovagare, la mia bimba è approdata all’Aquilone… e dico approdata perchè questa scuola è stata per lei un porto sicuro.
Abbiamo vissuto il terremoto in un altro quartiere della città, Jessica andava in una scuola privata che non aveva subito danni; del container Aquilone avevamo vagamente sentito parlare.
Avevamo chiesto il trasferimento a una scuola comunale e, dopo tanto aspettare, siamo stati chiamati dalla lista d’attesa: in meno di 48 ore abbiamo scelto di trasferirci all’Aquilone. Anche se questo comportava una situazione logistica e familiare complessa, oggi sono serena nel dire che è stata un’ottima scelta.
Dopo tanto girovagare, abbiamo trovato le pareti dell’amore, della gioia, i colori della vita e non solo i pastelli che c’erano nell’altra scuola.
Con gli appuntamenti per la progettazione del giardino, anche io, appena arrivata, ho potuto approfondire la conoscenza con le insegnanti e il personale di tutta la scuola, e ho incontrato nuovi genitori con cui confrontarmi, in una cornice di grande respiro, veramente aperta sul mondo.”

Ornella
mamma di Jessica

Relazioni

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Associazione Viale K
Gruppo informale “Il giardino in movimento”
Gruppo abitanti del Parco dell’Amicizia

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