Le Case del Quartiere di Torino

  • Ferrara Mia
    persone e luoghi non comuni
  • Ferrara Mia
    persone e luoghi non comuni
  • Ferrara Mia
    persone e luoghi non comuni
  • persone e luoghi non comuni

13147841_1113719811983874_8273371668960051934_oL’esperienza torinese delle Case del Quartiere

Nelle giornate del 6 e del 7 maggio 2016 si è tenuto a Torino un convegno organizzato dalla rete delle Case del Quartiere. Innanzitutto è bene capire cosa siano queste Case del Quartiere.

Durante gli anni novanta la città di Torino è stata protagonista di una nuova necessità di vivibilità nei quartieri periferici, sia da parte dei cittadini che delle amministrazioni. Semplificando, si tratta di spazi comunali in stato di abbandono che dopo essere stati recuperati e ristrutturati, vengono restituiti alla cittadinanza attraverso la gestione delle diverse associazioni presenti in città.LOCANDINA-PROGRAMMAdefinitivo

La prima di queste Case è stata quella di Cascina Roccafranca, situata nel quartiere Mirafiori.

La Cascina viene originariamente costruita durante il XVIII secolo come nucleo di un centro agricolo, venendo in seguito ampliata nel 1840 dalla Baronessa Chionio. Con il passare del tempo e il progressivo avanzamento della città sulla spinta dell’industrializzazione, la Cascina si ritrova in uno stato di totale abbandono.

In seguito all’attuazione del progetto europeo di rigenerazione urbana Urban 2, mirato sull’area di Mirafiori, la cascina viene acquistata nel 2002 rendendola un patrimonio comunale.

13123374_1113719965317192_7186670025710292554_o

Due anni dopo l’acquisto la Cascina e i suoi 2500 mq di estensione viene completamente ristrutturata. I locali della Cascina sono stati riorganizzati in cinque aree: le Tettoie (Hall, Spazio Accoglienza, la Galleria, Spazio gioco e Baby parking, Botteghe e Incubatore), la Stalla (Caffetteria e sale per attività corsistiche), la Villa (Ecomuseo e uffici amministrativi), il Fienile (Ristorante e sala polivalente) e il Cortile Interno (zona di passaggio e di sosta, ma potrà essere utilizzato anche come spazio per feste ed eventi).  Per gestire la Cascina Roccafranca si è costituita una fondazione denominata Fondazione Cascina Roccafranca, i cui membri sono il Socio Fondatore ovvero il Comune di Torino e i Soci Partecipanti cioè le singole associazioni e gruppi informali che costituiscono il “Collegio dei Partecipanti”.

All’interno della cascina vengono svolte le attività più disparate, che vanno dai gruppi di acquisto solidali, incontri sul consumo consapevole, baby parking, doposcuola, attività pomeridiane per ragazzi, iniziative culturali di vario genere, workshop e laboratori. Tutte le attività intraprese hanno il denominatore comune di creare una rete di socialità che approfondisca il senso di comunità tra le persone e di mettere al servizio di queste ultime una serie di saperi e servizi mirati a migliorare la quotidianità in queste aree cittadine famose per essere state trascurate negli anni. La Cascina Roccafranca è stata la prima delle Case del Quartiere: nel corso degli anni ne sono sorte altre otto in altrettante zone periferiche di Torino.  13173533_1113720015317187_4075287249892096197_o

Ovviamente non è bastata soltanto la forza di volontà e di immaginazione, è stato altrettanto fondamentale l’intervento di realtà quali la Compagnia di San Paolo e altri finanziatori esterni.

A giudicare dalla vastità dell’intervento sul territorio urbano, il numero di soggetti e associazioni coinvolte e la mole impressionante di attività proposte questa diversificazione di investitori si rivela imprescindibile.

E’ utile soffermarsi anche sul lato “europeo” del progetto. Come scritto in precedenza, Urban 2 è un progetto europeo di rigenerazione urbana nato a Torino e promosso a Bruxelles.

Nel 1998, attraverso l’istituzione dell’ufficio “Settore Periferie” la città di Torino è riuscita a dotarsi di numerose iniziative e progetti che hanno posto le basi alla pianificazione del progetto Urban 2 e la sua successiva adozione da parte della Comunità Europea. Il progetto “prevede interventi per un valore superiore a 40 milioni di euro: finanziamenti che saranno impiegati per attivare processi di trasformazione sociale, fisica ed economica nel quartiere, al fine di far emergere nuove e positive opportunità di sviluppo per la popolazione locale” è stato approvato nel 2001 dopo che il Ministero dei Lavori Pubblici lo ha inserito nei dieci programmi nazionali da presentare ad un bando di finanziamenti europeo.13130914_1113719791983876_7706737552377409222_o

Il programma Urban 2 è suddiviso in tre aree di lavoro, Verde, Blu e Rosso.

Il settore ”Asse Verde” prevede il recupero fisico e la sostenibilità ambientale, attraverso il ripristino e sviluppo delle aree verdi aumentando la vivibilità di chi vi abita.

Il lato economico e infrastrutturale è contenuto nell’ “Asse Blu” nel quale si evidenzia la necessità di impiantare nelle periferie torinesi aziende e luoghi di lavoro, affiancandoli a laboratori di creatività cercando di costruire delle aree ad alta tecnologia. Il tutto sarebbe finalizzato all’inserimento nel mondo del lavoro delle fasce della popolazione più deboli.

La terza area di intervento, denominata “Asse Rosso” punta a migliorare la socialità dei quartieri attraverso eventi culturali e artistici che vanno a combattere l’esclusione sociale e allo stesso tempo rafforzano il senso di comunità.

Dopo due giorni trascorsi a Torino, la prima cosa che mi stupisce è stata la coordinazione perfetta di forze che sono andate ad operare in un campo ideale. Mi spiego.

Innanzitutto, va considerata la città di Torino. Prima capitale d’Italia, sede della Fiat, uno dei principali centri antifascisti durante il ventennio, terza città italiana per Prodotto Interno Lordo e sede di un importante ateneo universitario.

Nel secondo dopoguerra Torino è stata una delle mete principali dell’immigrazione dal meridione, per via dell’industria automobilistica e con l’avvicinarsi del nuovo millennio la città è stata in grado di rinnovarsi come centro di design e cultura, specialmente dopo le olimpiadi invernali del 2006 che ne hanno confermato un’immagine mondiale.

Questo mix di elementi che con il trascorrere del tempo hanno creato l’identità torinese, hanno fatto in modo che la città divenisse uno dei punti d’avanguardia in Italia, famosa a livello mondiale e parte integrante dell’economia europea.

In primis, il carattere operaio e aristocratico della città, insieme alle diverse ondate migratorie, ha prodotto delle differenze socio economiche tra i diversi quartieri, basti pensare al dato economico: nonostante Torino sia il terzo polo italiano per PIL, è allo stesso tempo la città italiana con maggiore squilibrio di ricchezza.

Questi suoi squilibri interni, uniti ad una posizione e ad un importanza acquisita durante il corso della storia nel continente europeo hanno fatto in modo di porre la città e le sue problematiche al centro di progetti e di attenzioni particolari da parte di Bruxelles e Roma.

Da un punto di vista puramente organizzativo e progettuale la scelta del Comune di Torino di istituire un ufficio mirato su progetti di riqualificazione urbana, socialità e progettazione europea ha permesso di dare una continuità e stabilità ai processi di lungo termine che richiedono questo tipo di progettualità.

13147450_1113719865317202_8131707037829062648_o

Ritengo anche che l’azione costante del Settore Periferie, unito al supporto dell’Unione Europea ha permesso anche di attirare l’attenzione di investitori privati, per esempio la Fondazione Vodafone nel caso della casa di San Salvario.

Va da sé che una mole (Antonelliana) di forze del genere abbia saputo attrarre numerose persone intorno al progetto e che queste stesse persone, dopo essere venute a contatto con le possibilità offerte dal progetto, ne siano diventate a loro volta i motori stessi, attraverso iniziative e suggerimenti, se non con la semplice partecipazione.

Quanto sarebbe bello esportare tutto questo nelle altre città?

Clicca qui per scaricare l’articolo